La nostra dote di “animali” sociali, dovuta all’evidente vissuto all’interno di un determinato ambiente o nicchia culturale, ci ha costruito come esseri socialmente musicali.

Ma noi, essendo di chiara origine biologica (mammiferi-euteri), sentiamo d’istinto che le nostre qualità fono-musicali hanno ben intaccate le loro radici più profonde in questa nostra essenza biologica primaria.

In altri termini siamo esseri socialmente musicali che, in questo grande e vasto magma di vissuti fono-musicali socio-culturali, ci sentiamo impregnati da un’antica qualità diesseri musicalmente vitali.

Percepiamo che nel profondo della nostra esistenza emo-fono-musicale c’è qualcosa che ha una forte relazione con la vita, con la nostra orginaria biologia.

L’approccio antropologico culturale comporta, quindi, che ogni discorso sull’uomo si sviluppi a partire dalla consapevolezza che la condizione umana è il prodotto di due livelli relativamente autonomi e inscindibilmente intersecati e perciò dall’esistenza di un nesso dialettico fra la sfera biologica e la sfera sociale. […].

Il quadro conoscitivo dell’uomo è caratterizzato dal binomio possibilità-necessità. Ove necessità sta per indicare un richiamo costante della linea evolutiva della specie e la possibilità ricorda il processo storico che l’uomo costruisce, giorno dopo giorno, nell’arco del tempo.

Alimenti A., Uomo, cultura, società informatizzata, presente in AAVV., La vicenda uomo tra coscienza e computer, Cittadella editrice, Assisi 1985, p. 69.

Questa è la ragione per la quale, gli educatori musicali, gli animatori musicali e i musicoterapisti dovrebbero conoscere e approfondire le radici del nostro essere musicalmente vitali.

La relazione musicale, in forma di concert-lesson è finalizzata proprio a questo approfondimento.